Donne, astronaute e ciclo: come funziona nello spazio?

L'astronauta Peggy Whitson in missione nello spazio

Lo scorso 3 settembre l’astronauta Peggy Whitson è tornata sulla Terra. AstroPeggy ha stabilito non uno, ma ben due primati durante la sua ultima missione per la quale ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale nel novembre del 2016: il record di tempo trascorso in orbita per la missione (288 giorni in totale) e il record di passeggiate spaziali nel maggio dello scorso anno (ben 8 in totale). L’astronauta, classe 1960, dall’alto dei suoi 57 anni è stata anche la donna più anziana ad andare nello spazio nella storia.

Anche la nostra Samantha Cristoforetti, con la sua missione Futura, nel 2014 ha stabilito diversi primati. Oltre a essere stata la prima donna italiana nello spazio, è stata anche l’astronauta non russo ad aver trascorso più tempo in orbita per la sua prima missione: ben 199 giorni in totale.

Ma come fanno le donne nello spazio a gestire il ciclo mestruale? È una domanda che in molte si saranno poste e, in vista delle future missioni alla scoperta di Marte, la questione si fa ancora più spinosa. La microgravità ha effetti sulle mestruazioni? Ed è possibile avere il ciclo in maniera naturale, o è opportuno sopprimerlo, ad esempio con una pillola a base di ormoni?

Il flusso mestruale non risente della microgravità e la mestruazione avviene nello spazio come sulla terra. Le astronaute possono gestire il proprio ciclo scegliendo di interromperlo con pillole a base di estrogeni, a patto che siano in totale salute e che lo comunichino al medico di volo. Il problema si pone, tuttavia, per missioni particolarmente lunghe: raggiungere Marte richiede circa tre anni e il trasporto degli assorbenti o delle pillole a base di estrogeni comporterebbe un carico piuttosto ingente. La soluzione potrebbe ritrovarsi negli impianti a rilascio ormonale prolungato, intrauterini o sottocutanei, per la soppressione del ciclo.

Per quanto riguarda la fertilità, non sembra che le radiazioni cosmiche comportino effetti collaterali a riguardo. Per quanto ancora sia impossibile determinare la possibilità di poter portare una gravidanza al di fuori dell’atmosfera terrestre, non essendo dotati delle tecnologie necessarie per poterlo stabilire, al rientro sulla Terra le astronaute possono comunque diventare mamme senza problemi.